Capraia Eventi 2021

Incontri e racconti: presentazione libro I giorni più belli di Giancarlo Melosi

Giovedì 5 agosto Incontri e racconti: presentazione libro I giorni più belli di Giancarlo Melosi presenta Anna Folli, letture di Silvano Panichi intervento di Roberto Moresco sull’Isola di Capraia nel ‘500 Chiostro Convento di Sant’Antonio, ore 22:00       Il libro “I giorni più belli” è in un certo senso figlio della pandemia del Covid-19 o Sars-Cov-2 come lo chiamano gli addetti ai lavori con un acronimo derivato dall’inglese. Mi riferisco alla prima ondata, quella dura, quella del periodo marzo-maggio 2020, quella durante la quale si aveva il terrore di uscire di casa per andare a fare la spesa o a prendere una boccata d’aria attorno all’isolato. Come molti italiani, mi sono ingegnato per riempire il tempo e combattere lo stress da chiusura. Dopo il pane home made (pessimo), le letture aumentate, le serie tv, ho deciso di provare a scrivere un libro. L’idea ovviamente all’inizio è stata un fatto esclusivamente privato. L’ho scritto per me, per riempire le giornate, per cimentarmi in una nuova impresa. Appassionato di storia, sono anche un amante dei romanzi storici. C’era dunque da scegliere il periodo, la trama e i personaggi. Per il periodo è stato facile. Sono da anni interessato ai secoli che stanno a cavallo tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento. Epoca tumultuosa, di grandi cambiamenti. Nacque il capitalismo mercantile, cadde Costantinopoli e iniziò il declino della potenza di Venezia. Con la scoperta dell’America dopo il 1492, il baricentro del mondo si spostò a occidente. Ho scelto gli anni a cavallo del 1555, quando il papa Paolo IV emanò una bolla “Cum nimis abdurdum” con la quale revocò tutti i diritti concessi agli ebrei e ordinò l’istituzione del ghetto chiamato “serraglio degli ebrei”. La trama del racconto si dipana tra il 1520 e il 1560, quaranta anni “visti” con gli occhi di una famiglia ebrea di allora. I personaggi sono immaginari (pochi) e reali (i più). Frutto della fantasia sono i componenti della famiglia Di Segni e pochi altri. Tutti gli altri sono realmente vissuti. C’è il pittore Raffaello Sanzio, il banchiere Agostino Chigi e la sua famiglia, ci sono vari papi, principi, condottieri, frati, medici, inquisitori o negromanti. Ci sono anche personaggi minori scoperti nei documenti e negli archivi di allora. Sono gli ebrei del ghetto di Pitigliano, gli abitanti dell’isola di Capraia o dei paesi della Corsica. Un personaggio, incontrato per caso, mi ha molto aiutato a scrivere questa storia. Si chiamava Silvestro Landini ed era un gesuita nato nel 1503 al confine tra Toscana e Liguria e morto a Bastia nel 1554. Nel 1552 fu spedito dal papa Giulio III a rimettere le cose a posto nella disastrata chiesa corsa. Durante il viaggio, quasi naufragò e riparò per un mese nell’isola di Capraia. Di quel soggiorno forzato, il Landini scrisse un resoconto dettagliato, descrivendo gli abitanti, i luoghi, gli usi e i costumi. Su quella cronaca ho sviluppato la trama dell’ultima parte del romanzo.